Location:
Accoglienza:
Scenografia:
Enigmi:
Originalità:
Scare Factor:
Bambini:
Attori:
No
Sì
No
Seconda stanza di Mad Machines, giocata immediatamente dopo Birth Machine. Come già raccontato nel post precedente, queste due stanze hanno rappresentato l’highlight assoluto del mio viaggio a Milano nel maggio 2025.
Appena usciti dalla prima esperienza, abbiamo infilato una pausa tattica di tre quarti d’ora per divorare un kebab con i miei due compagni di viaggio, Paolo e Fabrizio. Tra un morso e l’altro ci scambiavamo impressioni ancora fresche e ci chiedevamo se anche la seconda stanza sarebbe stata all’altezza. L’hype non mancava: Time Machine si era piazzata addirittura al 22° posto nella classifica Terpeca (il premio più prestigioso del settore) nel 2022. Sicuramente non sarete sorpresi dallo spoiler: lo è stata a mani basse.
Mad Machines
La sede di Mad Machines si trova leggermente defilata rispetto ai Navigli, raggiungibile con una passeggiata di dieci minuti dalla fermata Romolo della metro verde. Per chi arriva in auto, niente panico: c’è un comodo parcheggio interno.
L’ingresso stesso è parte integrante dell’esperienza: vi ritroverete nel citato parcheggio di una via laterale, con accesso consentito solo tramite un codice che vi viene fornito poco prima della partita. Fin dall’accoglienza, quindi, siete catapultati in un mondo dove il contatto umano è ridotto al minimo: i vostri interlocutori saranno solo gli assistenti del Dottor Mad, ed è così che inizia l’immersione nel suo mondo surreale.
Time Machines
Il Dottor Mad ha sfornato una nuova invenzione: una macchina del tempo che vi permetterà di viaggiare nell’epoca storica che preferite. Diventerete un cavaliere medievale? Un imperatore romano? Sta a voi, ma attenzione: il funzionamento non è proprio garantito.
Come in Birth Machine, la scenografia è da urlo. Qui, però, quello che colpisce ancora di più sono luci e suoni: in uno degli ambienti ci siamo sentiti completamente trasportati altrove, con i sensi letteralmente ingannati. L’immersività resta altissima e, rispetto alla prima stanza, ho trovato il personaggio del Dottor Mad ancora più caratterizzato: il suo umorismo bizzarro ti trascina sempre di più nella sua follia geniale.
I punti di forza? Anche questa stanza è un tripudio di effetti wow, atmosfere degne di Disneyland e trovate scenografiche sorprendenti. Ma, come già successo con Birth Machine, il vero divertimento per me sono stati gli enigmi: originali, ben collegati e capaci di regalare quei momenti “Eureka” che fanno la differenza.
E le debolezze? qui la quantità di ambienti è maggiore, tutti curati nei dettagli. Forse qualcuno avrebbe meritato la stessa attenzione narrativa degli altri, ma è un peccato veniale: in sessanta minuti il tempo è tiranno, come diceva qualcuno, e ogni scelta è comprensibile.
Rispetto a Birth Machine l’idea di base è un po’ meno originale (il viaggio nel tempo è un classico della fantascienza), ma la resa e lo humour con cui è stata trattata le danno comunque una marcia in più.
Giudizio finale
Siamo usciti in tempo, con pochissimi aiuti. A tutti la stanza è piaciuta moltissimo, a Paolo addirittura più di Birth Machine. Anche questa rappresenta lo stato dell’arte delle escape room in Italia. Anche questa consigliata ad un ampio range di escapers: gli appassionati andranno in visibilio, ma tutti si divertiranno, incluse famiglie e bambini. I temi sono accessibili e l’esperienza è di quelle che lasciano il segno.
All’uscita, ci siamo avviati verso l’appartamento lungo i Navigli: stanchi per la giornata (eravamo partiti la mattina da Roma in treno), ma pienamente soddisfatti.
La serata si è conclusa con me a guardare compulsivamente i video del canale degli autori della stanza. Non ci crederete, ma inizialmente ho davvero pensato che il Dottor Mad fosse il creatore in carne e ossa, tanto è potente la sospensione dell’incredulità nelle stanze. In realtà, ho scoperto che dietro c’è una coppia con solide radici nel mondo dello spettacolo, e che stanno già lavorando ad nuovo progetto, Dream Machine.
E questo, già da solo, è un motivo sufficiente per tornare a Milano.

