Michael Myers Cover

Michael Myers Capitolo I – Black Door Escape

Location:
Accoglienza:
Scenografia:
Enigmi:
Originalità:
Scare Factor:
Bambini:
Attori:

4.5/5
2.5/5
5/5
3/5
4.5/5
4/5

No

Abbiamo festeggiato San Valentino 2025 nel modo che più ci rappresenta: dedicandoci al nostro vero amore, ovvero le escape room. Con me c’erano Gennaro, Mario, mia sorella e finalmente con noi Aska Wotan.

Aska è un grande appassionato di film horror, musica metal e e di tutto ciò che è gore, e da molto tempo cercavamo di convincerlo a provare una stanza horror, ed aveva sempre declinato l’offerta, convinto che fosse qualcosa solo per nerd e cervelloni.
Si sbagliava di grosso, ed eccoci pronti ad affrontare insieme questa Real Horror Experience di genere survival, ispirata al film capostipite del genere Slasher.

Black Door Escape

 

Ci troviamo in una delle quattro sedi di Black Door Escape, precisamente in quella che un tempo era una delle escape room indipendenti più apprezzate della capitale: Cogito Ergo Room.

La location è su via Tiburtina, all’altezza di via Palmiro Togliatti. Facilmente raggiungibile in auto e dotata di un ampio parcheggio interno, dettaglio sempre gradito. Se invece si arriva con i mezzi, la fermata della metro B più vicina è  Santa Maria del Soccorso, ma il tragitto a piedi ha un certo sapore sinistro, quasi fosse un preludio all’esperienza horror che ci aspetta.

Un piccolo avviso: nei dintorni non ci sono locali dove fermarsi dopo il gioco. Un tempo c’era lo storico Jailbreak, ma ha chiuso da poco, quindi per il post-escape sarà necessario spostarsi un po’.

L’ingresso è ampio e ben curato, con schermi e oggetti a tema horror che ti proiettano subito nell’atmosfera giusta. L’accoglienza da parte dello staff è stata impeccabile: gentili, e disponibili, come da tradizione di Black Door.

Michael Myers – Gli Occhi della Morte

 

È la notte di Halloween, e tra amici vi state annoiando, non sapete cosa fare. Improvvisamente ad uno di voi balena un’idea Geniale: vi ricordate di Michael Myers, quel vostro caro amico che trucidò la sua famiglia 15 anni fa, e per questo venne rinchiuso a doppia mandata nel manicomio di Smith’s Grove? Perché non andare a trovarlo questa notte? Sicuramente sarà piacevolemente sorpreso, ed in fondo, che cosa può andare storto?

Come avrete già letto in altre recensioni su questo blog, Black Door Escape non ha rivali a Roma quando si parla di scenografie: solo qui potete trovare effetti speciali degni di una produzione cinematografica.

In questa stanza in particolare, ho trovato eccezionali sia il comparto sonoro che quello delle luci, capaci di trasportarti davvero dentro l’incubo.
Parliamo di una room survival, dove l’obiettivo non è enigmi, ma soprattutto scappare e nascondersi, immergendosi nell’atmosfera tesa e adrenalinica di un classico slasher. L’immersività è altissima, grazie al ritmo concitato e soprattutto alla bravura (e fisicità) degli attori in scena.

Michael Myers Stanza

Il vero punto di forza?  Black Door promette “l’escape room più estrema di Roma”, e mantiene pienamente la promessa. Gli attori non si limitano a recitare: vi inseguono, vi urlano contro, vi strattonano. Il ritmo è incalzante e il passaggio da una stanza all’altra non dà mai tregua.

Questa intensità, però, può essere anche il punto debole per chi non se l’aspetta: se non ve la sentite di essere insultati, trascinati o spintonati, forse questa non è la stanza giusta per voi. Serve un minimo di agilità,  e magari evitate di indossare l’abito buono da festa.

Non mi stancherò di ripetere che in come in tutte le stanze horror, anche qui ci sono degli enigmi, ma passano veramente in secondo piano rispetto allo scenario, ma c’è da dire integrati bene con la narrazione e ben costruiti.
Seppure il tema non è originale, l’interpretazione e l’esecuzione della stanza lo è molto, trasformandola in una esperienza molto diversa dalle tradizionali escape room.

Michael Myers Gruppo

Giudizio finale

 

Abbiamo concluso la nostra avventura nel tempo previsto e ci siamo divertiti molto.
Io non ho mai visto il film originale di Carpenter, seppure ami molto il regista, ma molti elementi del nostro gruppo ne hanno trovato le atmosfere.


La stanza è piaciuta ad Aska? Direi di si, anzi é stato piacevolmente sorpreso da questo nuovo, seppur costoso, genere di intrattenimento, trovandolo meno cervellotico di quello che aveva pensato, al punto di chiedere quanto avremmo fatto la seconda parte.
È già, perché come in molte stanze di Black door, c’è anche la possibilità di cimentarsi nel seguito, che abbiamo al momento messo da parte.

Abbiamo cenato insieme per l’ennesima volta “Dallo Chef” a Colli Aniene, a pochi minuti di macchina. Il locale è il nostro favorito quando veniamo in zona, si presenta come una fraschetta romana, ma presenta piatti rivisitati in maniera molto originale.
Durante la cena Aska ci ha raccontato le gioie ed i dolori della cassa integrazione nel settore alberghiero.

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